Trieste
L'Orto Lapidario e il "Giardino del Capitano"
L’inaugurazione dell’Orto lapidario risale al 1843, ma la raccolta in esso contenuta ha origini molto più antiche.
Storia dell'Orto Lapidario
Sin dal ’300 è documentato l’uso di antiche iscrizioni o rilievi scultorei come elementi decorativi ( ne è un celebre esempio la stele dei Barbi, murata nella facciata della cattedrale di San Giusto per fungere da stipite ).
Dal XVI secolo le antichità locali iniziarono ad essere studiate, decritte e catalogate da studiosi di storia patria quali Ireneo della Croce, Vincenzo Scussa, Pietro Kandler, Girolamo Agapito, Antonio Tribel, Ettore Generini, Luigi de Jenner, etc.
Nel 1688 il consiglio comunale decretò di riunire in Piazza Grande (odierna P. Unità) alcuni dei reperti storici (tra i quali merita di essere citata la base onoraria della statua equestre eretta in onore al senatore Lucio Fabio Severo), al fine di promuovere il loro studio e la loro salvaguardia. La decisione fu meritevole, ma la sistemazione precaria.
Nel 1813 l’Architetto Pietro Nobile propose di collocare nell’odierna piazza Hortis (area in cui nel 1788 era stato soppresso un convento di Padri Francescani) un “Museo provinciale che riunisca le antichità di Trieste e delle terre istriane”.
Il progetto non fu mai realizzato ma stimolò una serie di scavi e rilievi archeologici effettuati dallo stesso Nobile presso l’area di San Giusto, in Val Rosandra (alla ricerca dei resti dell’Acquedotto romano), presso l’Arco di Riccardo e nella zona detta allora “Rena Vecia” (in cui per merito suo fu riportato alla luce il Teatro Romano).
Per merito invece del procuratore civico Domenico Rossetti fu realizzato un cenotafio in onore di J.J. Winckelmann (l’archeologo e storico dell’arte tedesco, che proprio a Trieste fu assassinato nel 1768). Il monumento, realizzato da Antonio Bosa (scultore Bassanese allievo di Canova), avrebbe dovuto costituire il nucleo di un futuro Museo Lapidario, situato sul colle di San Giusto, nell’area (sino a qualche decennio prima occupata dal cimitero cittadino) sottostante la cattedrale.
Il monumento fu inaugurato il I marzo 1833, e un decennio dopo – l’8 giugno 1843 - venne ufficialmente aperto al pubblico l’Orto lapidario.
Da allora vi affluirono svariati reperti e furono effettuati alcune “risistemazioni”: (nel 1874 sotto la direzione di Carlo Kunz, tra il 1898 e il 1901 per volere del direttore Alberto Puschi e nel 1934, sotto la direzione di Piero Sticotti).
Nel 1925 l’area espositiva venne ampliata e nel 1931 fu aperto l’ingresso prospiciente la
cattedrale.
Infine, tra il 1990 il 2000, ebbe luogo il più lungo e delicato intervento dettato soprattutto da esigenze conservative. In seguito ad esso le iscrizioni tergestine che non erano state murate hanno trovato sistemazione presso il sotterraneo del Bastione Lalio di San Giusto (per la cui visita è necessario di un apposito biglietto).
Attuale sistemazione
Attualmente l’Orto Lapidario si sviluppa su 4 livelli degradanti.
I primi due livelli ospitano reperti Aquileiesi. Scendendo tramite una scala si giunge al sottostante “Giardino del Capitano” Capitano”, dove trovano sede reperti medievali e moderni.
Di fronte a tale area sorge il Civico museo di Storia ed Arte (la cui visita è inclusa nel biglietto di ingresso).
Il Giardino del Capitano
Via della Cattedrale 15
Il Giardino del Capitano, così chiamato perché un tempo era di pertinenza del Capitano Cesareo ( colui che governava la città in nome dell’Imperatore d’Austria e dimorava nel Castello di San Giusto ), è un’area rettangolare delimitata a nord dal muraglione di sostegno dell’Orto Lapidario, a ovest dall’edificio che ospita il Civico museo di Storia ed arte, a sud e ad est, da mura turrite risalenti alla fine del XV secolo.
Tale terreno era situato al di fuori della cerchia muraria cittadina.
In prossimità dell’angolo sud-ovest fu eretto un edificio del quale si conserva (nella sala del Museo dedicata alla collezione egizia) un tipico pavimento musivo seicentesco.
Protetti da una tettoia che li ripara dagli agenti atmosferici, trovano sistemazione reperti
di epoca medioevale e moderna quali: lapidi, iscrizioni e sculture appartenute ad edifici
cittadini demoliti.
Tra di essi figurano:
Nel prato adiacente sono invece disseminate le colonne appartenute all’edificio della vicedomineria cittadina e alcune vere da pozzo risalenti ai secoli XIV, XV e XVI
ORTO LAPIDARIO + GIARDINO DEL CAPITANO
+ Museo Ci Civico di Storia ed Arte vico ( v. scheda relativa )
Orario di apertura = Tutti i giorni ( escluso il lunedì ) 9-13, il mercoledì 9-19
Ingresso = Intero 3,5 €, ridotto 2,5 €, gratuito per bambini fino a 5 anni
Via della Cattedrale 15
Tel 040 – 310500 / 040 - 308686