Trieste
La piazza aperta sul mare più grande d'Europa.
Il punto più a nord dell'intero Mediterraneo
Il cosiddetto "salone triestino"
PIAZZA UNITA' D'ITALIA
In origine si chiamava San Pietro, ma comunemente veniva chiamata Piazza Grande.
Per tre mesi durante la prima guerra mondiale fu intitolata a Francesco Giuseppe.
Nel 1918 fu denominata Unitàin onore dell'avvenuta annessione di Trieste all'Italia.
Il 25 aprile 1955, infine, venne ufficialmente chiamata dell'Unità d'Italia dall'allora Sindaco Gianni Bartoli.
Originariamente la piazza occupava meno della metà dell'attuale superficie ed era delimitata dal Pubblico o Palazzo del Magistratoche doveva trovarsi dove oggi sorgono i volti del Municipio.
L'edificio era costituito da una grande sala detta stube, ovvero stufa, in quanto vi fu posta la prima stufa per il riscaldamento presente in città.
Qui si riuniva il Consiglio dei Quaranta che aveva competenza in materia giudiziaria.
In seguito vi si tennero le sedute del Consiglio Comunale e le aste pubbliche.
Per alcuni anni ospitò anche il primo embrione della futura Biblioteca Civica.
L'edificio fu allargato in varie riprese, sia a destra che a sinistra della loggia, incorporando edifici limitrofi.
Fu infine demolito nel 1871 per lasciare il posto all'attuale Municipio.
La piazza ospitava anche una Cappella Civica detta Chiesa di San Pietro, che si trovava dove oggi si erge Palazzo Modello (ossia il primo palazzo a destra provenendo da Piazza della Borsa). A fianco alla chiesa di San Pietro fu eretta nel 1602 una seconda chiesetta in onore di San Rocco, come voto della città per la terribile pestilenza che la stava martoriando.Nel 1870 le chiese, che nel frattempo erano state unite sotto un unico tetto, furono demolite. Il rosone centrale fu riutilizzato per ornare la facciata della chiesa di San Bartolomeo a Barcola, e lì si trova tuttora.
Nella zona dove oggi si trova Capo di Piazza vi era la Porta Nuova o Porta di Vienna, nell parte opposta, nei pressi dell'attuale via San Sebastiano, vi era la Porta Cavana.
Nel 1707 fu costruito il Palazzo del Comunesi
Esso si protendeva con le sue arcate verso il centro della piazza, mentre il retro dava sul vecchio porto del Mandracchio.
Al suo interno vi era una grandissima sala dove si riuniva il Consiglio Maggiore e venivano ospitate delle fiere.
(Dal dizionario etimologico)
In seguito furono aggiunti dei palchetti ed un palcoscenico trasformando la sala in un vero e proprio teatro che fu chiamato con vari nomi: di San Pietro, Teatro Cesareo Regio, Teatro Nuovo, Teatro Grande e Teatro Comunale.
Davanti al palazzo pubblico si ergeva la Torre dell'Orologio chiamata anche Torre del Porto o Torre del Mandracchio (l'antico porto della città, situato tra l'attuale Prefettura ed il Palazzo della giunta regionale e interrato nel 1853).
La porta della torre venne abbellita con un orologio e due Mori di bronzo che scandivano le ore, battezzati dal popolo Micheze e Jacheze, (storpiatura dialettale di Michele e Giacomo) e Tichete e Zachete (dall'abbreviazione di due frasi dialettali: Ti che te pol,'Zà che te son qua...).
Nel 1700 i Mori vennero eliminati.
Al loro posto fu costruita una cella trifora con tre campane. La torre ( l'ultima restante dell'antica cinta muraria ) fu demolita nel 1838.
Ai lati della Torre del Mandracchio vi erano un edificio che ospitava le carceri e l'Osteria del Comune o Osteria del Porto. Esso venne sopraelevato di un piano nella seconda metà del 1700 e divenne la Locanda Grande, che ospitò tra gli altri Giacomo Casanova, gli imperatori Giuseppe II e Leopoldo II e l'archeologo tedesco Winckelmann (che qui fu assassinato durante una rapina).
Al posto della Locanda nel 1873 venne edificato ( su progetto degli architetti Eugenio Geiringer e Giovanni Righetto) l' Vanoli, oggi intitolato ai Duchi d'Aosta.
A fianco della Locanda Grande trovò posto nel 1780 il palazzo progettato dall'architetto Ulderico Moro per conto del ricco commerciante Plenario, poi divenuto Palazzo Pitteri in quanto dimora e proprietà del letterato Riccardo Pitteri.
In seguito il palazzo divenne proprietà della compagnia di assicurazione Lloyd Adriatico.
Sullo stesso lato della piazza, in posizione più prossima al mare, venne eretto (tra il 1881 ed il 1883) in stile rinascimentale, l'imponente Palazzo del Lloyd Austriaco di Navigazione (poi Palazzo del Lloyd Triestino).
La facciata dell'edificio che da sulla piazza ospita alle estremità due fontane, una con la statua di Teti (quella a sinistra guardando il palazzo), l'altra con la statua di Venere rispettivamente custodi mitologiche dell'acqua dolce e dell'acqua di mare.
In origine infatti, dalla fontana di Teti fuoriusciva acqua dolce, mentre dalla fontana di Venere, mediante un meccanismo di pompaggio, sgorgava acqua di mare.
Dal 1990 il palazzo, è la sede della Presidenza della Giunta Regionale.
Di fronte a quest'ultimo troviamo un edificio splendido, con loggia fiorentina e mosaici, costruito tra il 1904 ed il 1905. E' il Palazzo del Governo che fu prima sede della Luogotenenza austriaca ed oggi è sede della Prefettura.
Dal 1875 fino al 1919, tra il Palazzo del Governo e quello della Regione (dove una volta c'era il porto del Mandracchio), trovava posto un giardinetto.
A fianco del Palazzo del Governo troviamo oggi Palazzo Stratti, progettato dall'architetto Antonio Buttazzoni nel 1839 su incarico del negoziante Nicolò Stratti.
Nel 1846 il palazzo divenne di proprietà delle Assicurazioni Generali che nel 1872 provvedettero alla ristrutturazione della facciata su progetto degli architetti Geiringer e Righetto che gli conferirono l'aspetto attuale.
Adiacente a Palazzo Stratti, dov'era un tempo la chiesa di S. Pietro, si erge Palazzo Modello. Il Palazzo fu progettato nel 1870 dall'architetto triestino Giuseppe Bruni su incarico del Comune e prese il nome di “Modello” perché doveva servire appunto da modello architettonico per la ristrutturazione della Piazza Grande quale allora si stava definendo.
Ben presto fu affittato ad uso locanda e vi trovò posto l'Hotel Delorme, prestigioso albergo che poteva offrire stanze ed appartamenti anche per famiglie numerose e servizi igienici ad ogni piano.
L'albergo chiuse nel 1912 e dopo di allora lo stabile ospitò gli uffici del Comune.
Interessanti e quanto mai originali, sono i bassorilievi (dei Telamoni) che ornano l'ultimo piano del palazzo, in quanto scolpiti nell'intento gesto scaramantico di toccarsi i genitali.
Verso il 1830 nello spazio di mare antistante la Piazza fu inaugurato il Bagno Galleggiante Boscaglia, dal nome del primo proprietario.
Si trattava di un bagno con struttura in legno, ancorato in mare aperto, che poteva essere smontato alla fine della stagione balneare per essere rimontato l'anno successivo. Era raggiungibile grazie ad un apposito vaporetto. Dopo qualche anno, cambiò proprietario e divenne il Bagno Buchler.
Purtroppo andò completamente distrutto assieme agli altri bagni galleggianti, nella notte tra il 13 ed il 14 giugno del 1911 per una violentissima tempesta che danneggiò in molti punti le rive, affondò barche e velieri e causò alcuni morti.
Sulle fondamenta del vecchio palazzo Magistratuale (demolito nel 1871) venne eretto nel 1875 il palazzo del Municipio, con il quale l'architetto, Giuseppe Bruni, cercò di conservare le caratteristiche architettoniche salienti del vecchio edificio.
Il Palazzo fu ben presto battezzato dai cittadini con i nomi più fantasiosi: Palazzo Cheba (per la sua struttura che ricorda vagamente una gabbia per uccelli), Palazzo Sipario (in quanto con la sua mole imponente nascondeva la Cittavecchia), Budel de Lionfante, Crocante, Castel de Mandorlato...
Il Palazzo del Municipio è sovrastato al centro da un torrione con orologio sopra il quale due mori, i già citati Micheze e Jacheze, da mezzogiorno del 14 gennaio 1876 scandiscono tempo della città con i loro rintocchi.
Essi furono voluti dal Bruni in ricordo di quelli sopra l'antica Torre del Mandracchio e furono modellati in zinco nel 1875 dallo scultore Fausto Asteo da Ceneda.
Dello stesso Ceneda erano le due tedofore in bronzo poste all'entrata del Palazzo che il popolo battezzò Tianza e Marianza e che furono considerate le spose dei due mori.
Le due statue femminili furono rimosse nel 1936, mentre i due mori, dopo più di cento anni di "onorato servizio", logorati dal tempo, furono sostituiti con due copie identiche.
Tra tutte le numerose mutazioni che la piazza ha subito nel corso della storia, la Colonna di Carlo VI è il solo elemento architettonico a trovarsi nello stesso punto sin dalla sua posa.
Tuttavia originariamente la piazza era decorata da tre colonne situate sull'asse longitudinale.
La prima posta davanti la chiesa di San Pietro eretta nel 1560 in onore di Ferdinando I, era sormontata da un'aquila in marmo nero e fu tolta nel 1783, quando venne elevato il livello del lastricato a difesa dall'alta marea.
La colonna rimase a terra davanti alle prigioni fino al 1843, quando fu trasferita al piazzale di San Giusto. Al posto dell'aquila, che fu fatta sparire nel periodo napoleonico, venne messa una palla di pietra bianca sormontata da un'alabarda ( presente tuttora e simpaticamente soprannominata dai triestini "el melon").
La seconda colonna fu elevata in onore di Leopoldo I, in occasione della sua visita a Trieste nel 1660. La statua, originariamente scolpita in legno dorato, fu sostituita da una bronzea dodici anni dopo. Nel 1808 fu trasferita in Piazza della Borsa dove si trova tuttora.
La terza colonna infine, dedicata a Carlo VI, fu innalzata pochi giorni prima della venuta dell'Imperatore. Dato lo scarso tempo disponibile per i preparativi, la colonna ospitò inizialmente una statua in legno dorato provvisoria in attesa che fosse realizzata una in bronzo di fattura simile. Quest'ultima però non venne mai eseguita e la statua lignea fu sostituita con l'attuale in pietra bianca nel 1754 in occasione di una presunta visita alla città dell'Imperatrice Maria Teresa.
Sullo stesso asse delle colonne fu eretta nel 1751, la splendida Fontana dei Quattro Continenti, opera dell'architetto Mazzoleni (lo stesso della Fontana del "Giovanin" in Piazza Ponterosso e della Fontana del Nettuno oggi in Piazza Venezia ma un tempo in Piazza della Borsa) eretta "in gloria alle fortune commerciali della città e quale fonte d'acqua ad utilità di cittadini e visitatori".
La fontana è una costruzione architettonica di conchiglie, delfini e rocce misti a casse, botti e balle di merci ed è sovrastata dalla fama alta con una tromba in mano che annuncia al mondo la prosperità di Trieste.
Ai quattro angoli della vasca vi sono quattro statue con un animale ed ognuna rappresenta uno dei quattro continenti: l'Europa col cavallo, l'Asia col cammello, l'Africa col leone e l'America col coccodrillo (l'Australia non è rappresentata in quanto all'epoca della costruzione della fontana non era stata scoperta).
E' curioso ricordare che dalle bocche della fontana uscirono fiumi di vino bianco e nero durante l'inaugurazione del Lazzaretto di Santa Teresa del 1769, mentre nel 1800 fu adornata con ben 4000 lumini per accogliere la regina Maria Carolina di Napoli e l'ammiraglio Nelson discesi a Trieste.
Attualmente la piazza si presenta con quasi 35.000 pietre di pavimentazione che sono andate a sostituire sia l'asfalto che ne ha caratterizzato l'aspetto fino a fine millennio, sia le sottostanti storiche pietre di pavimentazione.
La parte di piazza più antica, antistante il Municipio, è caratterizzata da listoni di lastre disposte a 45 gradi posizionate a spina di pesce con un disegno ritmato dai lampioni.
Nella parte di piazza tra il Palazzo della Regione e la Prefettura, dove una volta c'era il giardino e dove ancora prima c'era l'antico porto fortificato del Mandracchio, sono stati incastonati nelle pietre dei proiettori luminosi blu distanti quattro metri l'uno dall'altro,
che vogliono simboleggiare una continuità con il mare antistante e nello stesso tempo rievocare l'interrato Mandracchio.
Prima di tale intervento di riqualificazione architettonica, verso la fine del 2000, la piazza è stata trasformata in una vera e propria opera d'arte: la sua pavimentazione (allora di asfalto) è stata completamente ricoperta da un graffito opera dell'artista Bruno Chersicla.
Si è trattato del più grande graffito mai eseguito, con la più grande quantità di pittura mai usata e tradotto dal maggior numero di persone (record entrati nei guinness dei primati).
Attualmente la piazza si presenta con quasi 35.000 pietre di pavimentazione che sono andate a sostituire sia l'asfalto che ne ha caratterizzato l'aspetto fino a fine millennio, sia le sottostanti storiche pietre di pavimentazione.
La parte di piazza più antica, antistante il Municipio, è caratterizzata da listoni di lastre disposte a 45 gradi posizionate a spina di pesce con un disegno ritmato dai lampioni.
Nella parte di piazza tra il Palazzo della Regione e la Prefettura, dove una volta c'era il giardino e dove ancora prima c'era l'antico porto fortificato del Mandracchio, sono stati incastonati nelle pietre dei proiettori luminosi blu distanti quattro metri l'uno dall'altro,
che vogliono simboleggiare una continuità con il mare antistante e nello stesso tempo rievocare l'interrato Mandracchio.
Prima di tale intervento di riqualificazione architettonica, verso la fine del 2000, la piazza è stata trasformata in una vera e propria opera d'arte: la sua pavimentazione (allora di asfalto) è stata completamente ricoperta da un graffito opera dell'artista Bruno Chersicla.
Si è trattato del più grande graffito mai eseguito, con la più grande quantità di pittura mai usata e tradotto dal maggior numero di persone (record entrati nei guinness dei primati).
Autore: Bruno Chersicla
Dimensioni del dipinto: 72 x 144 m ( 10.368 m2 )
Quantità di colore impiegata: 4 tonnellate
Oggi come un tempo la Piazza è testimone dei principali eventi cittadini.
Migliaia di persone vi si radunarono il 3 novembre del 1918 per salutare l'attracco del Cacciatorpediniere Audace al Molo San Carlo (oggi Molo Audace) in seguito all'annessione della città al Regno d'Italia dopo ben 536 anni di dedizione all'Impero Asburgico.
Altre migliaia vi si raggrupparono il 21 maggio 1922 per salutare il Re Vittorio Emanuele con la Regina Elena e la Principessa Jolanda.
La Piazza fu al centro dei moti del '53 e del '54 e fu testimone della riannessione all'Italia il 26 ottobre 1954. A questa celebrazione seguì la visita dell'allora Presidente Einaudi il 4 novembre dello stesso anno.
Nel 2004, essendo trascorsi cinquant'anni da tale evento, vi si ritrovarono le principali autorità italiane, primo fra tutti il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Impossibile dimenticare la Santa Messa officiata in Piazza Unità da Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua visita alla città.
Vi ebbero luogo anche manifestazioni decisamente informali:dal Festivalbar al Karaoke dell'esordiente Fiorello; dai concerti di musicisti quali i Pooh, Elton John, Claudio Baglioni, Carmen Consoli, i Chemical Brothers, i Subsonica o i Duran Duran (tanto per citarne alcuni) alle fanfare o ai raduni di tutte le armi ( la 77esima adunata degli alpini è ancora viva nelle memorie dei triestini )...
La piazza, tuttavia, è protagonista soprattutto della quotidianità dei concittadini che vi si riversano in occasione del Carnevale, della notte di Capodanno, della Bavisela, della Barcolana, o più semplicemente per bere un caffè e scambiare quattro chiacchiere in una cornice così esclusiva sospesa tra il cielo ed il mare.